Il manganese in tempo di cambiamenti climatici e minor impiego di Mancozeb.

Negli ultimi anni sempre più frequenti sono le segnalazioni, da parte di frutticoltori e viticoltori sia di uva da vino che da tavola, di clorosi internervali delle foglie più giovani, che successivamente danno luogo a macchie necrotiche con filloptosi anticipate e progressive perdite di produzione sia qualitative che quantitative.

Gli studi relativi a tale sintomatologia confermano in modo inequivocabile che essa è ascrivibile a carenze più o meno gravi di Manganese.

Il Manganese è un microelemento essenziale  per le colture (scarica l’approfondimento) in quanto, entra nella composizione di molti enzimi e coenzimi che nelle piante regolano processi fondamentali quali la sintesi della clorofilla.

E’ altresì importante nei processi di fermentazione delle uve in quanto concorre a migliorar il bouquet del vino, aspetto che gli enologi conoscono bene.

Le cause che hanno portato ad evidenziare sempre più spesso e con maggiore gravità questa microcarenza in viticoltura, nelle pomacee e nelle drupacee sono da ricercarsi:

  • nella progressiva riduzione dell’utilizzo di agrofarmaci, i cui principi attivi contengono il Manganese (come il Mancozeb ad esempio) che hanno fatto venir meno i microapporti costanti dell’elemento.
  • nella progressiva perdita di sostanza organica di molti terreni.
  • nel cambiamento climatico che con aumenti delle temperature medie e ridotte precipitazioni riduce l’assorbimento radicale dell’elemento, rendendo necessari gli apporti frazionati dello stesso e non in un’unica soluzione che risultano meno efficaci.
  • nell’utilizzo di portainnesti selettivi verso il manganese

 

La nostra strategia  prevede Kelagreen Mn, formulato in polvere contenente Manganese al 13 % p/p totalmente chelato con EDTA (Mn EDTA 13% p/p) ad altissima solubilità (800 g/l), stabilità ed efficacia

Al fine di prevenire le carenze e rispondere alle esigenze fisiologiche delle colture se ne consiglia l’apporto frazionato e continuo fin dal primo intervento fitosanitario alla dose di 35-40 g/hl nelle miscele antiparassitarie ad iniziare dai primi trattamenti.

Per curare in modo efficace e rapido carenze evidenti e visibili dell’elemento, a seconda della specie, dell’età e della densità di impianto, si consiglia di intervenire con un dosaggio di 150-200 g x hl per singolo trattamento.

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